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Ignoranza, passione e virtù

La Bhagavad Gita (letteralmente: il canto del beato), ci racconta in modo molto chiaro e inequivocabile di come tutte le azioni che noi svolgiamo durante questa esperienza materiale sul pianeta Terra, avvengano sotto l’influsso di tre guna.
Il sanscrito, come molte altre (tutte?), è una lingua polisemica, ovvero dove una parola può assumere diversi significati a dipendenza del contesto.
La parola guna viene tradotta come: merito, qualità, suddivisione.
Le tre qualità, che controllano le nostre azioni quotidiane, di cui ci parla la Bhagavad Gita sono: ignoranza, passione e virtù.

Le persone ispirate dalla virtù rendono culto ai deva (alla luce),
quelle dominate dalla passione ai demoni
e quelle avvolte dall’ignoranza ai propri fantasmi.
Bhagavad Gita-17

La virtù è il più puro dei tre guna, illumina l’essere umano e gli permette di sviluppare una saggezza superiore. Lo rende inoltre incline a compiere molti progressi sulla via della conoscenza, dell’espansione di coscienza e lo rende anche incline a provare un senso di felicità maggiore.
Felicità maggiore perché è una felicità non legata ai frutti dell’azione, ma all’azione in sé.
Però, perché c’è sempre un però, chi è virtuoso, generalmente sa di esserlo e quindi questo potrebbe portarlo a considerarsi migliore di altri individui e più avanzato sulla via dell’illuminazione.
E quindi passare dalla virtù alla passione è un attimo.


Il guna della passione ha origine dall’eccesso di desiderio e dalla troppa voglia di fare.
Questo porta l’Essere incarnato ad attaccarsi eccessivamente alle azioni materiali e soprattutto ai frutti di queste azioni. E per sentirsi soddisfatto e realizzato, chi vive sotto l’influenza del guna della passione, ha bisogno di riconoscimenti e gratificazioni, ha bisogno di onori per le sue azioni.
Un esempio potrebbe essere: chi fa beneficienza e lo sbandiera ai famosi 4 venti.
In buona sostanza compie sì il nobile gesto di fare beneficienza, ma solo per sentirsi dire bravo.
Legando così indissolubilmente l’azione ai suoi frutti.
E la buca dell’ignoranza è dietro l’angolo.


L’ignoranza causa illusione e questo guna possiamo tranquillamente dire che è l’esatto opposto del guna della virtù.
Coltivando la conoscenza, le persone guidate dalla virtù, riescono a vedere le diverse situazioni dalla giusta prospettiva. Nella morsa dell’ignoranza invece si perde la ragione e quindi non è possibile vedere nulla nella giusta luce; nel parlar comune troviamo l’espressione ‘perdere il lume della ragione’.

Il potere di un particolare guna si manifesta attraverso le nostre emozioni, i nostri pensieri, le nostre parole, il cibo che mangiamo, le azioni che compiamo e le relazioni che intratteniamo.


A volte è la virtù che prevale sugli altri guna, altre volte invece possono essere la passione o l’ignoranza. E questo alternarsi tra i guna è costante, perciò se si desira davvero progredire sulla via della coscienza e della conoscenza spirituale, occorre conoscere, controllare e infine superare
tutti e tre i guna. Per poter così raggiungere l’illuminazione.


In sanscrito nir-vana significa uscire dalla foresta (della confusione mentale) e nir-guna significa uscire dai guna, andare oltre l’influsso che questi tre guna hanno sulle nostre azioni.


Che si tratti di sacrificio, austerità, carità o di qualsiasi altra azione, tutto ciò che non è compiuto con un fine spirituale si rivela totalmente inutile e dannoso.
In questa incarnazione e nelle prossime.


Fuori e dentro, il viaggio continua
namaste

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