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Il Solstizio d’Inverno tra storia e spiritualità

Il ciclo della vita, la luce che vince sulle tenebre.

Il gioco della nascita e della morte.

Il solstizio (dal latino solstĭtĭum, composto da sōl, “Sole”, e sistĕre, “fermarsi”) è in astronomia il momento in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima.

La notte tra il 21 e il 22 dicembre è la più lunga dell’anno, il cosiddetto Solstizio d’Inverno.

E’ il momento dell’anno in cui l’oscurità prevale sulla luce, ma è lo stesso che indica la “rivincita” della luce stessa che pian piano riconquista terreno fino a condurci all’equinozio di primavera quando la durata della notte si equivarrà a quella del giorno.

Quest’anno, appuntamento con il Solstizio d’Inverno e con un’eclissi totale di Sole nel cielo di dicembre, insieme al rarissimo ‘abbraccio’ tra Giove e Saturno, che non si vedeva dai tempi di Galileo.

L’eclissi è prevista il 14 dicembre, ma, rileva l’Unione Astrofili Italiani (Uai), non sarà visibile dall’Italia. La fascia della totalità attraversa l’Oceano Pacifico meridionale, Cile, Argentina e Oceano Atlantico meridionale.

A salutare l’eclissi nelle notti dal 12 al 14 dicembre, lo spettacolo delle stelle cadenti, quando lo sciame delle Geminidi raggiungerà il massimo di attività.

Le meteore sembreranno irradiarsi da un’area poco a nord-ovest del sistema di stelle Castore, nella costellazione dei Gemelli, in condizioni molto favorevoli, dato che non ci sarà alcun disturbo della Luna.

Il Sole continua a essere protagonista il 21 dicembre, con il Solstizio che segna il passaggio dall’autunno all’inverno. A dare il benvenuto all’inverno ci sarà la congiunzione rara e imperdibile fra Giove e Saturno.

I due pianeti saranno così vicini nel cielo da poter essere osservati insieme nel campo di un telescopio. La congiunzione tra i due pianeti giganti accade ogni 20 anni, ma una congiunzione così stretta è davvero un evento eccezionale, che non accadeva da quasi 400 anni, dal 1623, quando erano ancora in vita Galileo e Keplero.

La spettacolare, strettissima congiunzione con Saturno, prevista per il giorno 21, rileva la Uai, è il preludio alla conclusione delle osservazioni della coppia di pianeti che hanno dominato i cieli serali per tutta l’estate e l’autunno di quest’anno.

Giove è ormai molto basso sull’orizzonte occidentale ed è possibile seguirlo solo per circa un’ora e mezza dopo il tramonto del Sole, per poi vederlo a sua volta tramontare a Sud-Ovest. Dopo il tramonto, invece, si potrà osservare Marte a Sud-Est.

Da non perdere anche i transiti della Stazione Spaziale Internazionale, nella prima decade di dicembre, gli ultimi in un accessibile orario serale. Il Sole è simbolicamente connesso all’idea di immortalità e, sin dai tempi primitivi, era infatti considerato una divinità fondamentale, in grado di donare la vita.

Il Solstizio d’Inverno simboleggia la morte che dà inizio alla rinascita del Sole e dell’uomo: il Vecchio Sole muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della grande Madre Terra.

Il Solstizio d’Inverno è quindi un momento di grande rigenerazione cosmica per l’universo che si appresta a una seconda nascita spirituale, accedendo a quella che gli induisti definiscono la “via degli dei”, o devayana, e per l’essere umano che intraprende la via dello sviluppo sovraindividuale.

Tracce di culti solari s’incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa alle Americhe e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il sole è la vita mentre la luna la morte, in Indonesia il sole s’identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il sole, creatore della terra.

Nello Yoga in questo periodo possiamo utilizzare Asana o meditazioni che promuovano il ricambio e la purificazione del sangue, e/o che tonifichino il sistema endocrino. Nel Kundalini Yoga ricordiamo il Surya Kriya, che prende il nome dall’energia del sole.

Le asana stimolano la forza pranica. La prima asana, attiva il respiro solare. La seconda serve a rilasciare l’energia conservata nel Punto dell’Ombelico. La terza porta l’energia Kundalini rilasciata lungo il percorso della spina dorsale e aiuta la sua flessibilità. La quarta, trasforma l’energia sessuale.

La quinta, apre il Chakra della Gola, stimolando la circolazione verso la testa e lavorando sulle ghiandole tiroide e paratiroide. La sesta, flettendo la colonna vertebrale, abbiamo una distribuzione dell’energia in tutto il corpo, bilanciando il campo magnetico.

La settimana asana, porterà una profonda meditazione auto curativa. Sedendo in posizione facile (posizione meditativa, con la schiena dritta) con le mani in Gyan Mudra, sopra le ginocchia, portiamo l’attenzione al Punto fra le sopraciglia.

Tiriamo in dentro il Punto dell’Ombelico applicando il Mulabandha. Durante l’ispirazione vibriamo mentalmente Sat e nell’ispirazione Nam.

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